Sel logoLamezia Terme, 6 luglio 2014 - "Hanno abboccato tutti alla grande bufala del  "chi ha detto il falso alla corte?", bufala gigantesca che sta da qualche giorno girovagando in città. Ad alimentarla non solo qualche avvocato ma anche, in ultimo, politici di vecchio conio come Tonino Leone, che farebbero bene a stare più attenti quando s’infilano in un terreno che non è il loro".

E' quanto scritto in una nota del Circolo Sel di Lamezia Terme. "Dovrebbero chiedere tutti scusa, visto che questa storia del falso raccontato alle sezioni riunite non sta in piedi nemmeno un secondo e crolla come un castello di carta alla prima verifica seria che si faccia. Presso le Sezioni Riunite di Roma della Corte dei conti non si è svolto un colloquio qualsiasi con un convenuto che ha potuto raccontare tutto quello che gli pareva senza che nessuno gli contestasse niente. Cerchiamo di essere seri e di non raccontare balle. Presso la Corte si è svolto un rito in piena regola, con tanto di accusa e di difesa, tanto di procuratori e di avvocati, gli uni ad attaccare, gli altri a difendere, tutti a dare corpo alle proprie ragioni. Un rito dove le carte sono state vagliate una per una, dove nulla è stato lasciato al caso, dove i passaggi sono stati studiati sulla scorta non di articoli di giornale, ma di carte ufficiali, documenti verificati che gli attori ben avevano letto e che ben conoscevano. Ma come si può solo pensare che i giudici di Roma, giudici apicali ai massimi livelli, abbiano potuto essere indotti in errore? Giudici contabili che sanno bene cosa debbono chiedere per giudicare e quali carte andare a vedere, soprattutto poi per una sentenza che avrebbe fatto scuola essendo la prima in materia. Ma stiamo scherzando? Mica giudicavano sulla base del racconto ameno di qualche avvocato, o sul sentito dire. Nella sentenza, infatti, i giudici, che non sono degli sprovveduti in materia amministrativa, parlano moltissime volte proprio del ‘preconsuntivo’ approvato dalla giunta, con ciò dimostrando inoppugnabilmente di essere ben consapevoli che di questo e non di altro si trattava. Ma c’è dell’altro. Questa legata al preconsuntivo è solo una delle tante ragioni, una decina, con le quali le Sezioni riunite smontano la prima sentenza della Corte dei conti regionale e danno definitivamente ragione al comune di Lamezia. E quindi se anche fosse, ma non lo è, rimangono in piedi tutte le altre ragioni per cui il dissesto non esiste. Solo chi è obnubilato dalla polemica politica, dalla necessità di mettersi comunque contro, dall’esigenza di difendere fino in fondo le proprie (sbagliate) ragioni, anche se ha avuto torto, può alimentare una simile cialtronesca polemica, una simile mega-sciocchezza. E’ bene dirlo una volta per tutte: dalla sentenza si evince benissimo che i giudici delle Sezioni Riunite erano ben consapevoli di quello che stavano giudicando,che la sentenza avrebbe fatto scuola, che avrebbe costituito un precedente. E volete che di fronte a questa responsabilità si comportassero da  magistrati talmente  distratti e svogliati da farsi rifilare lucciole per lanterne? Una cosa che non sta in piedi se non nella mente faziosa di chi l’ha sostenuto. Perchè chi l’ha sostenuto, oltre al tratto eventualmente  diffamatorio della tesi, ha cercato di attenuare lo smacco della propria sconfitta: c’è chi l’ha fatto con superficialità assecondando il bluff iniziale di altri, c’è chi l’ha fatto perchè  ‘tifoso’ del dissesto a prescindere, e vistosi ribaltato  il verdetto  della corte calabrese non ha accettato di avere torto. Ecco spiegato dunque - conclude la nota di Sel - lo strano caso di avvocati locali che si impancano senza colpo ferire a  correttori di sentenze stese da togati ai massimi vertici degli organi di controllo dello Stato, o anche di qualche politico locale della prima repubblica che va dietro all’ultima leggenda metropolitana, costruita per far fessi tutti, organi della comunicazione compresi. O di Italo Reale, che ben rappresenta l'una e l'altra categoria".

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