Crapis GiandomenicoLamezia Terme, 17 giugno 2014 - "Ha fatto bene il sindaco ad annunciare che in un prossimo consiglio farà le sue proposte ai consiglieri per valutare se proseguire o no l’attività amministrativa all’indomani dall’uscita delle motivazioni della Sezioni Riunite della Corte che hanno dato definitivamente ragione all’amministrazione, cancellando un dissesto troppo frettolosamente proclamato".

Così, Giandomenco Crapis, consigliere comunale di Sel. "Anche perchè ad oggi - prosegue - non c’è più la maggioranza eletta col sindaco e 5 consiglieri di essa hanno lasciato la coalizione. A dicembre il sindaco offrì le sue dimissioni in cambio di un atteggiamento costruttivo di tutti i consiglieri, anche delle opposizioni, ma la maggior parte di essi tentarono di bocciare il bilancio e con ciò di far decretare, nella sostanza, un dissesto che non c’era. Il bilancio fu salvato da tre consiglieri dell’opposizione che scelsero di non giocare allo sfascio: Teresa e Mario Benincasa, Francesco Grandinetti. Speranza, dimessosi, decideva di restare solo per gestire, e per vincere, il ricorso contro la decisione della Corte dei conti calabrese, richiesto in questo anche dai consiglieri che avevano votato il bilancio. Da allora almeno due risultati molto importanti ci sono stati: il dissesto scongiurato grazie alla testardaggine del sindaco e di chi lo ha sostenuto, appunto, e la scelta storica della sistemazione delle famiglie Rom fuori da Scordovillo. E anche in quest’ultimo caso l’opposizione dimostrava di saper dire solo di no. Oggi però non siamo certi che la maggioranza del 9 dicembre abbia in sé la compattezza necessaria per portare avanti con profitto un lavoro utile alla città. Chi scrive non esclude l’ipotesi che il mandato si possa chiudere in anticipo, a meno che non si diano alcune condizioni, riteniamo, essenziali. La prima è superare i sospetti, le ambiguità, i troppi veti incrociati tra pezzi di partito, gruppi, singoli consiglieri. Finora la  maggioranza del 9 dicembre, in più di un passaggio, non ha dato l’impressione di un profilo forte e omogeneo. La seconda condizione, conseguenza in qualche modo della prima, è di evitare finalmente di scaricare tensioni e conflitti interni alla maggioranza sul primo cittadino; lasciando allo stesso tempo quest’ultimo libero di esercitare il suo mandato e il suo ruolo secondo le prerogative che la legge gli attribuisce.  La terza condizione è che ci sia un programma credibile di cose da fare. In questo senso parlare di programmi di fine legislatura, come pure è stato fatto, darebbe la sensazione di un copione già visto, di una strada già sperimentata e fallita. Più che i programmi occorrono fatti concreti. Ad esempio sul Psc, che così com’è stato emendato alla fine dell’anno per noi non è votabile, a  meno che non si torni alle ipotesi originarie del piano ed ad una attenta valutazione del territorio, cosa che ci auguriamo si concretizzi in questi giorni, dopo gli stravolgimenti dei mesi scorsi. Ci sono queste condizioni? Speriamo proprio di sì, altrimenti sarebbe saggio prendere politicamente atto delle difficoltà ed evitare forzature. Intanto vedremo cosa dirà il primo cittadino e soprattutto cosa diranno i consiglieri. Del resto il sindaco stesso aveva annunciato di essere pronto a chiudere l’esperienza. Magari pensando solo a lavorare per terminare al meglio e presto alcuni importanti lavori (il bel lungomare, piazza Mazzini, la ristrutturazione del Teatro Grandinetti, e le altre opere in corso), per poi rompere le righe. Intanto, ripetiamo, il dissesto non c’era, e come avremo modo di dire meglio più avanti, il lavoro di questi anni per la città, pur tra errori, rallentamenti e deficienze, è comunque a saldo positivo. Tutto questo in un contesto che ha visto la crisi più grave che il mondo e il paese abbia vissuto dal dopoguerra, e con la Calabria che ha il record nazionale della disoccupazione. A fronte di ciò - conclude Crapis - fanno veramente sorridere le considerazioni rituali e stucchevoli  dei commentatori di turno sulle difficoltà di Lamezia. Senza considerare, e non è poco anzi oggi è tantissimo, quei requisiti di trasparenza, onestà e moralità che hanno tenuto Speranza ben lontano dalle tante inchieste e fatti giudiziari che hanno colpito e colpiscono ogni giorno la classe politica, in Calabria e altrove".

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