Carcere Lamezia cellulari blindati Lamezia Terme, 7 maggio 2014 - Riceviamo e pubblichiamo. Ancora una volta il tempo mi ha dato ragione, ancora una volta per favorire la vicina Catanzaro è stata penalizzata la città della Piana, ancora una volta la classe politica lametina si è dimostrata indifferente, inadeguata ed incapace. Il 28 marzo scorso è stato soppresso il carcere cittadino “San Francesco”, sul quale sembra essere definitivamente calato il sipario, solo e soltanto per trasferire in blocco il reparto della Polizia Penitenziaria, costituito da circa 60 unità, presso il nuovo padiglione del carcere di Siano della città dei tre Colli.

La paventata chiusura della locale casa circondariale era nell’aria da oltre dieci anni, ma nessun politico ha voluto raccogliere l’allarme lanciato dal sottoscritto in più occasioni. Dove erano i parlamentari lametini nel periodo compreso tra il 2008 e il 2009 quando nel primo piano straordinario di edilizia penitenziaria si decise di costruire un nuovo padiglione per ulteriori 350 posti a Catanzaro, che corrisponde alla capienza di un carcere medio, invece di prevedere un nuovo carcere a Lamezia Terme? Che fine ha fatto quella famosa promessa da marinaio dell’allora sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli, che avrebbe affermato in più occasioni che Lamezia sarebbe stata inserita di sicuro nel piano di edilizia penitenziaria? Come mai la senatrice Doris Lo Moro si è preoccupata soltanto per la riapertura del carcere di Laureana di Borrello è non si è mai preoccupata del carcere della sua e della nostra città? E’ doveroso che questi signori diano delle risposte all’intera cittadinanza lametina e non partecipare soltanto alle parate di circostanza. Circa trent’anni or sono esisteva un congruo stanziamento per realizzare nella nostra città il supercarcere con annessa la scuola della Polizia Penitenziaria ma, grazie all’incapacità della locale classe politica, lo stanziamento fu dirottato per la costruzione della casa circondariale di Vibo Valentia. Nello stesso periodo, la secolare Corte d’Assise presente sul nostro territorio fu trasferita a Catanzaro e, anche in questo caso la classe politica lametina non alzò un dito. Da circa dieci anni il CISIA, il coordinamento interdistrettuale di Catanzaro e Reggio Calabria per la formazione del personale dipendente dal ministero della Giustizia presente sul territorio calabrese, è stato smembrato per riaprire una sede a Catanzaro, quando esiste un decreto dello stesso ministero che prevede la sede solo ed esclusivamente a Lamezia Terme. Infine, durante l’ultima amministrazione Lo Moro, Lamezia ha perso per l’ennesima volta l’occasione di veder realizzata sul suo territorio la scuola della Polizia Penitenziaria decisa dallo Stato centrale e annunciata dal direttore degli istituti di pena italiani in occasione dell’inaugurazione del nuovo carcere di Vibo Valentia. Scuola, dirottata poi a Catania a causa dell’inerzia della stessa amministrazione Lo Moro e del campanilismo catanzarese che a tutti i costi la voleva nella città dei tre Colli. Non è possibile che la città della Piana, sede di Tribunale e di Giudice di Pace nonché terza città della Calabria per popolazione ed estensione territoriale, situata in posizione strategica, debba rimanere senza il carcere. Non è assolutamente necessario che Catanzaro debba avere un complesso penitenziario di circa 1200 posti, come non è necessario che la stessa Città debba avere un’infinità di ospedali e di cliniche. Tutto ciò significa, oltre a sperpero di denaro pubblico, penalizzare volutamente la città di Lamezia Terme. La chiusura del carcere cittadino non sarà certamente l’ultimo scippo per la Città della Piana. Infatti, è iniziato il declassamento della stazione ferroviaria centrale con la riduzione dei binari e il trasferimento del DCO (Dirigente Centrale Operativo) a Reggio Calabria, dal quale la stessa stazione lametina sarà telecomandata e di conseguenza non sarà più presidiata dai vari  Capistazione di turno; si prevede a breve il declassamento del locale distaccamento dei Vigili del fuoco, già declassato con la soppressione della sala operativa, a causa della riorganizzazione del Corpo; a causa della spending review, poiché allogati in edifici privati, potrebbero rischiare la soppressione: l’agenzia complessa dell’INPS, già declassata da sede sub provinciale, nonostante l’Istituto Previdenziale possiede un appezzamento di terreno in contrada Donna Mazza; l’ufficio territoriale dell’Agenzia dell’Entrate, già declassato da sede autonoma; le forze dell’ordine presenti sul territorio allogati in strutture private, nonostante le caserme dei Carabinieri e della Guardia di  Finanza  siano quasi completate e non entrano in funzione; la sezione dell’Archivio di Stato, che quanto prima verrà accorpata a Catanzaro e così via. Inoltre, nessun politico locale si sta interessando affinché  il trasferimento del Provveditorato Regionale all’Amministrazione Penitenziaria  da Catanzaro a Lamezia Terme e deciso dal Ministero della Giustizia diventi realtà. Perché al danno della soppressione del carcere  si deve aggiungere la beffa della perdita del quartier generale dell’amministrazione penitenziaria? Quando si decidono ad uscire dal letargo una volta per tutti questi fantomatici politici lametini?


Francescantonio Mercuri
Presidente
ASSOCIAZIONE LAMEZIA LIBERA


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