Mazzei RaffaelepdlLamezia Terme, 6 maggio 2014 - Raffaele Mazzei, noto commercialista e consigliere comunale dell'Udc, è stato arrestato dalla Guardia di finanza di Lamezia Terme a seguito di un'inchiesta avviata dalla procura della Repubblica lametina.

Secondo quanto appreso, Mazzei (posto ai domiciliari) è accusato di peculato per due milioni e mezzo di euro circa, e svariati reati tributari. La Finanza ha anche sequestrato dei beni. Alle ore 11,30 è stata convocata un'apposita conferenza stampa presso gli uffici della procura. L'indagine sarà illustrata dal procuratore Domenico Prestinenzi. L'inchiesta, secondo le prime notizie trapelate, riguarda l'operato di Mazzei in qualità di commissario liquidatore di una cooperativa edile, denominata "Capanelle 2000" tra il 2008 e il 2012. Il commercialista, secondo gli inquirenti, avrebbe commesso delle irregolarità nello svolgimento appunto del ruolo di liquidatore.

 

I particolari

Durante la conferenza stampa, sono emersi i praticolari dell'inchiesta. Sia il procuratore Prestinenzi che il colonnello Bianco hanno spiegato l'esito delle indagini che si sono concentrate su alcune operazioni bancarie, e non solo, alquanto sospette con movimenti di denaro in contanti, anche rilevanti. Mazzei, nominato nel 2005 con decreto del ministero per lo Sviluppo economico (già ministero delle Attività produttive) liquidatore della cooperatova "Capanelle 2000" che doveva realizzare un complesso edilizio nella periferia di Roma, di fatto mai costruito per vicende inerenti il Prg romano, aveva il compito appunto di liquidare la società. Per questo incarico, veniva retribuito con 3mila euro al mese. Mazzei, invece, secondo gli inquirenti, avrebbe sottratto somme pari a quasi 2mln e mezzo (2.485.945 euro), prosciugando il patrimonio della società e all'insaputa dei soci stessi. La denuncia del nuovo commissario liquidatore che, a detta degli inquirenti, avrebbe trovato solo qualche centinaia di euro, ha fatto scattare l'inchiesta.
La sottrazione di gran parte dei residui attivi della cooperativa edilizia amministrata è stata compiuta dal commissario governativo mediante: l’emissione e l’utilizzo di svariate fatture per operazioni risultate in tutto o in parte fittizie, peraltro operate da società riconducibili - più o meno direttamente - allo stesso commercialista arrestato; l’addebito alla cooperativa di considerevoli e non giustificate spese alberghiere, di ristorazione e di viaggio, risultate non inerenti all’incarico attribuito dall’autorità governativa; l’indebita assunzione di personale (sette persone) con varie mansioni, di fatto non utilizzato adeguatamente, essendo l’ente sociale non operativo, per via della liquidazione in atto. Oltretutto, gran parte degli “assunti” risultavano già legati da rapporti di lavoro con diverse società, sempre riconducibili allo stesso commissario governativo indagato; la rappresentazione fittizia di rilevanti canoni economici, posti artatamente a carico della cooperativa, tendenti a pagare artificiosePrestinenzi e colonnello Finanza Bianco locazioni di immobili; infine, l’effettuazione di sproporzionate spese per consulenze professionali, vertenti su svariate situazioni afferenti la cooperativa gestita. L’attività investigativa dei finanzieri ha permesso di constatare poi di individuare la responsabilità penale di un’altra persona per emissione di fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti, per importi del tutto ingenti. Infatti,l’attività operativa ha anche avuto un rilevante risvolto tributario, nel cui ambito sono state complessivamente riscontrate le seguenti condotte penalmente rilevanti: emissione di fatture per operazioni inesistenti per 585.169 euro, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per 531.669 euro, omesso versamento di ritenute certificate pari a 89.211 euro. Proprio per questi illeciti tributari, l’autorità giudiziaria ha disposto nei confronti dei due responsabili, tra cui l'amministratore della We Can Solution Srl con sede a Roma, anche l’applicazione della misura cautelare reale del sequestro preventivo per equivalente dei beni nella disponibilità degli stessi, fino alla concorrenza di: 110.897 euro nei confronti di Mazzei arrestato e 43.474 euro nei confronti dell’altro soggetto indagato.

 

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