Lamezia Terme, 16 aprile 2026 - "Stupisce molto in dibattito in atto in questi giorni più che altro sulla stampa, intorno al solito e strumentalizzato tema sullo sviluppo dell'area centrale della Calabria come panacea per ogni soluzione economica e sociale della stessa area. Stupisce ancora di più poi il silenzio dei politici lametini (la convenienza di quelli catanzaresi è nota perché senza Lamezia il capoluogo non ha sbocchi di alcun genere) che non intervengono (ci piacerebbe che dicesse qualcosa il sindaco) lasciando in mano ai politici dell'altro lato dell'Istmo di Marcellinara, l'idea di quello che deve essere o non essere lo sviluppo".
È quanto dichiara Lorenzo Stella, ex componete comitato Lamezia Terme Provincia. "L'attivismo del vicepresidente della Regione Calabria e assessore ai Lavori pubblici, Filippo Mancuso - prosegue Stella - è strettamente legato ai suoi interessi elettorali nell'area lametina, attraverso i suoi sodali, di una parte della Lega che evidentemente non fiatano per incarichi elargiti da Mancuso. Si tratta di lametini che non amano la nostra città, e sono al soldo di catanzaresi solo ed esclusivamente per prebende economiche. Tuttavia, pur volendo entrare nel merito di quello che è stato definito Tavolo di coordinamento, "istituito con delibera di Giunta regionale e finalizzato all’avvio del percorso per la redazione del documento programmatico pilota relativo all’area “Città-Territorio dei Due Mari: Catanzaro-Lamezia”, si citano "Università Magna Graecia di Catanzaro, soprintendente ABAP per le Province di Catanzaro e Crotone, nonché i sindaci dei Comuni di Settingiano, Caraffa di Catanzaro, Tiriolo, Miglierina, Pianopoli, Curinga e Jacurso", senza il Comune di Lamezia Terme.
Mancuso, come si legge in un comunicato, intervenendo al cosiddetto Tavolo di coordinamento ha parlato di "area Catanzaro-Lamezia che rappresenta il cuore strategico della Calabria, configurandosi come uno snodo centrale sotto il profilo infrastrutturale, economico e istituzionale. Attraverso il Tavolo di coordinamento si intende promuovere uno sviluppo integrato, in grado di mettere in rete le eccellenze esistenti - dall’università al sistema produttivo, dalla sanità alle infrastrutture - e di generare nuove opportunità di crescita per l’intera regione. L’obiettivo è costruire una visione unitaria capace di superare i confini amministrativi, valorizzare le connessioni tra i territori e trasformare l’Istmo in un sistema urbano moderno, competitivo e sostenibile”. Senza dubbio buoni propositi. Ma bisogna chiedersi, se tutto è positivo e si parla di promuovere uno sviluppo integrato, ha ancora senso trincerarsi nella sola denominazione di Provincia di Catanzaro?
Non sarebbe più logico, a questo punto della storia, rinominare la Provincia aggiungendo anche il nome di Lamezia Terme e creare una nuova realtà politico-istituzionale sotto il nome di Provincia Catanzaro-Lamezia Terme? O si intende ancora continuare con le vecchie logiche di deturpare il territorio fingendo di interessarsi allo sviluppo di Lamezia ma senza concedere nulla a livello istituzionale e amministrativo? Si badi bene: non è una questione di campanilismo o sventolare un pennacchio fine a se stesso. Se veramente si ha a cuore le sorti dell'area centrale con tutti gli 80 comuni della provincia - conclude Stella - non si può pensare ad una legge che parli solo di "Città-Territorio dei Due Mari" senza rivedere anche, e soprattutto, l'assetto amministrativo. Se esistono ancora le Province e se c'è la volontà vera e non a parole per pura convenienza unilaterale, è il momento di dare anche a Lamezia Terme con i suoi 70mila abitanti e con un hinterland di 120mila abitanti, il suo giusto riconoscimento. Altrimenti le intenzioni sono sempre le solite: prevaricazione di Catanzaro su Lamezia”.