Lamezia Terme, 16 novembre 2013 - La delusione e la rabbia nel Palazzo di Giustizia si tagliano a fette. La fermezza, l'unità, la mobilitazione con cui Lamezia e tutto il comprensorio avevano difeso le loro ragioni contro la minacciata chiusura del Tribunale, erano per una volta andati a segno. Ora invece resta l'amara sensazione di una vittoria di Pirro.
Tribunale e Procura sono ancora lì, ma svuotati di uomini e mezzi. L'organico complessivo di magistrati previsto sulla carta (21 tra Tribunale e Procura) è da sempre insufficiente. Occorrerebbero almeno altri 10 magistrati. E il Governo aveva promesso che il taglio dei Tribunali minori e delle sezioni staccate, operato con la recente riforma delle circoscrizioni giudiziarie, sarebbe servito a rimpinguare gli organici dei Tribunali rimasti. Lamezia però sta peggio di prima. Già mancavano 6 giudici di Tribunale su un organico di 15 e 2 sostituti procuratori su 6. Ma, beffa su beffa, di questi 13 magistrati rimasti ben 4 sono in aspettativa (legittima) per problemi personali e ne restano 9. È vero che i magistrati assenti sono sostituiti da magistrati onorari, ma a questi magistrati è impedito per legge di trattare e decidere una buona parte delle cause. La conseguenza è che i cittadini che attendono decisioni e sentenze, magari da lungo tempo, si vedono invece ammannire rinvii dopo rinvii, spesso anche di anni. E la situazione è ancor peggiore al Giudice di Pace, dove mancano ben 6 giudici su 8.
A completare il quadro, l'organico di cancellieri e personale ausiliario, perennemente sguarnito, viene tamponato qua e là da un turbinio di lavoratori socialmente utili o in mobilità che, non avendo alcuna preparazione, devono prima imparare a muoversi e appena iniziano a capirci qualcosa vengono subito rimpiazzati. Infine, ciliegina sulla torta, in tutti gli uffici c'è una endemica carenza di mezzi e attrezzature, tanto che spesso manca perfino la carta per le fotocopie.Il nostro Tribunale è stato “graziato” dalla soppressione per l'alto tasso di penetrazione della 'ndrangheta e per i due scioglimenti per mafia del consiglio comunale di Lamezia. È con questi numeri e con queste carenze che si vuole ora combattere la mafia?
Durante la mobilitazione popolare contro la sua chiusura, ma soprattutto dopo, ci fu nel Tribunale un continuo via vai di deputati, senatori e consiglieri regionali che facevano a gara per farsi vedere e per attribuirsi poi il merito dello scampato pericolo. Davvero adesso nessuno di loro sa niente dello stato comatoso in cui è rimasta la giustizia a Lamezia? Politici seri sarebbero all'opera, con interrogazioni parlamentari, sostegno alle richieste del presidente del Tribunale e del Procuratore della Repubblica, pressioni costanti su ministro e CSM. E lo farebbero soprattutto ora che le recenti indagini della Dda, Perseo in testa, hanno lambito addirittura quella classe forense che pure ha avuto un ruolo di primissimo piano nella battaglia per scongiurare la soppressione del Tribunale. Non pare proprio che è questo che possiamo attenderci. I nostri magnifici eroi sono tutti, a destra e a sinistra, troppo impegnati a manifestare fiducia al ministro della Giustizia.
La battaglia, come sempre, va ripresa e portata avanti “dal basso”, sollecitando di nuovo l'attenzione di cittadini, avvocati, forze sociali sulle conseguenze nefaste di questo stato di abbandono, che tocca profondamente gli interessi economici e personali di tutta la popolazione. E rinnovando per primo il coinvolgimento di tutti i sindaci, che hanno dato un forte contributo al salvataggio del Tribunale.
Nicolino Panedigrano*
Presidente
Associazione nazionale forense sede di Lamezia Terme