Fittante Costantino1Lamezia Terme, 21 marzo 2016 - Nei giorni scorsi  è stata data notizia del sequestro da parte della Guardia di Finanza di documenti presso il Consiglio regionale riguardanti l'erogazione di finanziamenti alle associazioni antimafia della Calabria. Negli anni, specie con il governo regionale del centro - destra, sono state stipulate da parte del Consiglio convenzioni con taluni soggetti associativi per attività generiche e inefficaci (gerbere, magliette, festival, settimane bianche, ecc.). Analoghe convenzioni sono state stipulate, spesso con le stesse associazioni, dalla Giunta regionale di centrodestra, mentre con quella in carica l'elargizione di contributi a favore di soggetti che magari non figurano nemmeno iscritti nel registro degli enti, associazioni e fondazioni della stessa Regione o delle prefetture calabresi.

Privi cioè personalità giuridica. Sarebbe cosa estremamente meritoria, per onorare la scelta della trasparenza, se il presidente Oliverio, titolare tra l'altro della delega per la Cultura e i Beni Culturali, facesse la ricognizione di quanto è avvenuto negli ultimi 5 / 10 anni rendendola pubblica in modo che i cittadini possano sapere a chi sono stati dati i soldi spesi sotto l'egida dell'anti 'ndrangheta e per iniziative non sempre pertinenti. Ad esempio quanto e a chi sono andati i soldi della legge regionale di sostegno e solidarietà alle vittime della mafia. Cioè quanti soldi sono effettivamente andati alle vittime e quanti invece sono servite per "concertini" e amenità simili. Corre voce che sarà pubblicato a breve un bando per attività di promozione culturale ecc.. Ci permettiamo di suggerire: 1) rendere esplicito nel bando quali enti, associazioni e fondazione possono presentare i dettagliati progetti; 2) prevedere l'assegnazione di punteggi secondo parametri predefiniti e contenuti nel bando; 3) stabilire l'entita percentuale del finanziamento concedibile rispetto al costo totale e rendere esplicito il divieto di coprire la differenza con contributi  richiesti ed elargiti da altri enti pubblici; 4) insediare per l'esame e la valutazione dei progetti una commissione qualificata e autonoma, cioè completamente esterna alla struttura operativa della Regione; 3) pubblicare le graduatorie provvisorie e prevedere che si possano presentare ricorsi motivati. Il primo fondamentale atto della lotta alla 'ndrangheta è la trasparenza nell'attività degli Enti pubblici. E questo percorso è lungo, quasi tutto ancora da percorrere.